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  • Lectio della prof.ssa Michela Marzano: “Cedere non vuol dire consentire”

    Lectio della prof.ssa Michela Marzano: “Cedere non vuol dire consentire”

    Giovedì 21 Marzo 2024, alle ore 15,00 si terrà on line il settimo appuntamento del 10° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”.

    La lectio è affidata a Michela Marzano che affronterà il tema: “Cedere non vuol dire consentire”.

    Quand’è, esattamente, che l’altro smette di ascoltare? Quand’è che non si viene più viste, che le nostre parole vengono ignorate, che il “no” viene letto come un “sì”, e che la persona che ci è accanto decide che siamo consenzienti anche se non abbiamo mai esplicitamente acconsentito oppure abbiamo sussurrato: “non ora”, “non qui”, “lasciami”? Il consenso nell’ambito sessuale non è come quello che si può dare a un atto medico. In ambito sessuale, non si tratta solo di dire “sì” o “no”, si tratta anche di poter (e voler) acconsentire, senza fermarsi al comodo involucro di una parola pronunciata in un preciso istante, come un oggetto che passa da una persona all’altra, qualcosa di strano, assurdo, che a tratti si può padroneggiare, ma a tratti può anche esserci strappato.

    Michela Marzano è professoressa di Filosofia morale, ha diretto il Dipartimento di Scienze sociali presso l’Università Paris V – René Descartes. Si occupa dello statuto del corpo e della condizione umana nell’epoca contemporanea: dopo aver approfondito in particolare il rapporto tra etica e sessualità e le forme del potere biopolitico nelle organizzazioni aziendali, si è da ultimo dedicata alla questione dell’amore. Tra i suoi libri in italiano :Il diritto di essere io (Roma-Bari 2014); Di fame e d’amore. Il cibo, il corpo e il mito del controllo (Milano 2014); Non seguire il mondo come va. Rabbia, coraggio, speranza e altre emozioni politiche (Torino 2015); Papà, mamma e gender (Torino 2015); L’amore che mi resta (Torino 2017); Idda (Torino 2019).

    Introduce: Carmela D’Aronzo, Presidente Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”
    Coordina: Cristina Ciancio, Docente di Storia di diritto medioevale e moderno all’Università degli studi del Sannio

    fonte: https://life.ntr24.tv/eventi/lectio-della-prof-ssa-michela-marzano-cedere-non-vuol-dire-consentire/

  • Al 10° Festival Filosofico del Sannio la lectio Magistralis dei prof. Natoli e Amodio

    Al 10° Festival Filosofico del Sannio la lectio Magistralis dei prof. Natoli e Amodio

    Giovedi 14  Marzo 2024, alle ore 15,00 si terrà presso Teatro Comunale Vittorio Emmanuele il quarto appuntamento del 10° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”. La lectio Magistralis saranno affidate:  al prof. Salvatore Natoli e al prof. Paolo Amodio.

    Il prof. Salvatore Natoli svilupperà il tema “Parola e inganno.Riflessioni sul linguaggio nell’età dei media”.

    Privilegio dell’uomo sulla terra è dare un nome alle cose. La parola è, dunque potenza ed è comunità. Infatti, il linguaggio non è mai privato, ma è dato agli uomini per intendersi: dire quel che si pensa – sincerità – ed insieme adeguare le parole alla realtà – verità. Ma, la parola che pur dovrebbe essere veicolo di verità può realizzare il suo contrario: ingannare. Onde evitare l’inganno è, allora, necessario potere esercitare un “controllo di verità”. Cosa più semplice in società semplici, più complessa il quelle complesse e in specie quella dei media.

    Salvatore Natoli è stato a lungo professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Attento alla ricostruzione delle linee fondamentali del progetto moderno, ha rivolto la sua attenzione al senso del divino nell’epoca della tecnica e alla possibilità di un’etica che sappia confrontarsi con il rapporto tra felicità e virtù e con gli aspetti della corporeità e del sacro, sottovalutati dal razionalismo classico. Ha indagato l’esperienza del dolore, dedicando studi anche alla teoria dell’azione e alle forme del fare. Tra le sue opere recenti: L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore (Roma-Bari 2010); I comandamenti. Non ti farai né idolo né immagine (con P. Sequeri, Bologna 2011); Le verità del corpo (Milano 2012); Le inquietudini della fede (Venezia 2014); I nodi della vita (Brescia 2015); Il rischio di fidarsi (Bologna 2016); Scene della verità (Brescia 2018); L’animo degli offesi e il contagio del male (Milano 2018); Il fine della politica. Dalla «teologia del regno» al «governo della contingenza» (Torino 2019); Uomo tragico, uomo biblico. Alle origini dell’antropologia occidentale (Brescia 2019); L’uomo dei dolori (Bologna 2020).

    Il prof. Paolo Amodio tratterà il tema “Linguaggio e allegoria .L’altrimenti detto di Emmanuel Levinas!”

    Fedele al senso più intimo della tradizione ebraica, Lévinas individua l’identità del giudaismo e del popolo ebraico sul senso e non sull’esistenza. Tale distinzione, che richiama una precedenza (nello stesso senso in cui in Totalité et infini si dichiara, fondando l’intero discorso, che la metafisica precede l’ontologia), proprio nel momento in cui si rivela paradossale allo sguardo filosofico tradizionale, assume un valore assoluto. Se l’etica precede l’ontologia, l’etica è fuori dal logos. Il logos dispone e dunque impone il linguaggio come Detto. In Lévinas è il Dire che è portatore di senso, Dire an-archico, primordiale, espressione di un dire-altrimenti, testimonianza dell’Altro, Alterità. Al cospetto della guerra, come sfondo dell’essere imposta dal Logos-linguaggio e intelligibilità, l’etica può Dire solo come allegoria, dire-altrimenti e altrimenti-detto, che ricaricano di senso le categorie della filosofia, ora testimonianza e pace.

    Paolo Amodio è professore ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta”, dove peraltro ricopre anche l’insegnamento di Etica e Religione. La sua più che ventennale attività di ricerca, come testimoniano i suoi numerosi lavori, si è concentrata su diversi filoni: il pensiero filosofico ed etico-politico nella Napoli del Settecento nei suoi rapporti con il mondo intellettuale europeo; la storia del libertinismo, esplorata fondamentalmente nelle sue implicazioni antropologico-filosofiche; le conseguenze etico-politiche determinate dall’evento Auschwitz sulla filosofia del secondo Novecento; il nuovo pensiero ebraico nei suoi rapporti con la tradizione e le nuove prospettive etico-filosofiche; l’antropologia filosofica tra etica, scienza e filosofia; la bioetica, come questione epistemologica.  Ha fondato e dirige la rivista «S&F_scienzaefilosofia.it» Dirige le Collane “Cultura filosofica e Scienze Umane”, “Perimetri. Collana di strumenti per le scienze umane e sociali”. Ricopre molte incarichi all’interno di organizzazioni culturali , infatti, è  membro: del Comitato di redazione della rivista «Logos»; del Consiglio Direttivo della rivista «Archivio di storia della cultura»; del Comitato Scientifico della collana “Postumani”, Editore Mimesis, Milano; del Comitato Scientifico della collana “Filosofia/Scienza”, Editore Mimesis, Milano; del C.I.R.B. (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica – Università degli Studi di Napoli Federico II, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. S. Tommaso, Seconda Università degli Studi di Napoli; del C.E.S.A. (Comitato etico-scientifico per la sperimentazione animale) dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2006 ha ottenuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale “Salvatore Valitutti” per il volume: Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi, Napoli, Giannini Editore, 2005.

  • Libertà e potere: il peso delle parole spiegato dai filosofi

    Libertà e potere: il peso delle parole spiegato dai filosofi

    Dalla consapevolezza nell’uso del linguaggio di Dacia Maraini al «Il potere delle parole» di Roberto Esposito. Il «Festival filosofico del Sannio» attraverso le lectio magistralis dei protagonisti della manifestazione affronta uno dei temi più attuali: il valore ed il potere del linguaggio. Se per la Maraini il linguaggio è l’espressione della cultura che ci differenzia dagli animali in quanto appartenenti alla società ed alla civiltà umana, Esposito analizzerà (domani pomeriggio teatro Comunale con inizio alle 15) il valore che le parole nell’uso corretto o sbagliato, possono avere nel linguaggio corrente.

    Dacia Maraini, accolta con molto calore dagli studenti degli istituti superiori che hanno affollato venerdì la sala del cine-teatro «San Marco», dopo una rapida analisi sull’affermarsi negli anni dei diritti delle donne («anche se molta strada c’è ancora da fare» ha detto la scrittrice), rifacendosi agli ultimi due sue libri «In nome di Ipazia.

    Riflessioni sul destino femminile» e «Vita mia», ha sottolineato le implicazioni negative delle parole usate in modo scorretto, per poi evidenziare che il pregiudizio che accompagna il pianeta femminile può essere superato anche attraverso l’uso corretto del linguaggio, nel rispetto e nella libertà.

    Rifacendosi a quanto scritto nei due libri dalla Maraini, lo scrittore Eugenio Murrali e la presidente di «Stregati da Sophia» Carmela D’Aronzo, hanno invitato la scrittrice a ripercorrere il tempo della ribellione femminile all’inferiorità vissuta dalle donne e, soprattutto, le battaglie sostenute dalla scrittrice per difendere gli ideali di libertà, anche attraverso l’uso consapevole delle parole. «Basta poco nel linguaggio – ha detto la Maraini – per esprimersi correttamente con la consapevolezza di ciò che si dice. Con il tempo alcune cose sono cambiate ma la diffusione di un corretto modo di esprimersi ha bisogno di tempo». E immediati sono stati gli esempi di sostituire la parola «nero» al dispregiativo «negro», termine molto usato fino a pochi anni fa, e «essere umano» che, nell’intendere i due generi umani, maschile e femminile, ha sostituito la parola «uomo» precedentemente usata nel senso di comprendere anche il genere femminile.

    Consapevolezza, dunque, per crescere con una particolare attenzione alla nuova tecnologia, come l’intelligenza artificiale, che può produrre effetti positivi ma anche negativi con la convinzione che la tecnologia deve essere usata in modo corretto imponendo giuste regole. Da Dacia Maraini alla la lectio magistralis di Roberto Esposito che affronterà il tema scelto per la decima edizione dl Festival filosofico del Sannio, «Linguaggio», sotto un’altra angolazione: «Il potere della parola». Esposito, docente emerito di Filosofia teoretica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ha pubblicato relazioni e libri tradotti anche in inglese e francese. Il linguaggio, come espressione dell’essere umano, ha un grande potere perché le parole, scritte o pronunciate, hanno la possibilità di creare realtà nuove e, nello stesso tempo, far comprendere la natura e la convinzione di chi parla. «Molti filosofi moderni – anticipa D’Aronzo nel presentare l’appuntamento filosofico – hanno insistito su questo carattere istituente del linguaggio perché le parole da un lato informano ma dall’altro dichiarano, impegnano ed invitano a comportamenti che entrano nella vita di relazione rinnovandola anche radicalmente». Ad introdurre la lectio magistralis di Esposito sarà la stessa D’Aronzo, a coordinare l’incontro Aglaia Mcclintock docente di Diritto romano e dei diritti dell’antichità presso l’Università degli studi del Sannio.

    fonte: https://www.ilmattino.it/benevento/liberta_potere_peso_delle_parole_spiegato_dai_filosofi_maraini_benevento-7985295.html

  • Galimberti, l’etica e la fratellanza tra «viandanti»

    Galimberti, l’etica e la fratellanza tra «viandanti»

    Il viandante non ha una meta a differenza del viaggiatore. Quest’ultimo ben conosce la strada da percorrere che lo porterà alla meta da raggiungere, è un traguardo che taglierà e conoscerà. Il viandante, invece spiega Umberto Galimberti nella lectio magistralis inaugurale del Festival filosofico del Sannio – è colui che va errando e la strada non è quella conosciuta ma nasce sotto i suoi piedi. Allora occorre chiedersi cos’è «l’etica del viandante».

    «Oggi è necessario comprendere che l’etica del viandante è un’etica planetaria. Non c’è meta da raggiungere, non c’è patria spiega il filosofo Galimberti non ci sono i confini di uno Stato, non c’è un singolo popolo. Ma la patria, i confini, il popolo sono la terra». Nella visione del filosofo occorre «sostituire alla ragion di Stato la ragione dell’umanità dando vita ad un’evoluzione verso la fratellanza». Galimberti, professore emerito di Filosofia della storia, dopo un appassionato percorso attraverso la filosofia dell’antichità fino a giungere ai nostri giorni, si è soffermato sulla civiltà moderna e sulla nascita della scienza e della tecnica.


    Il viandante non ha una meta a differenza del viaggiatore. Quest’ultimo ben conosce la strada da percorrere che lo porterà alla meta da raggiungere, è un traguardo che taglierà e conoscerà. Il viandante, invece spiega Umberto Galimberti nella lectio magistralis inaugurale del Festival filosofico del Sannio – è colui che va errando e la strada non è quella conosciuta ma nasce sotto i suoi piedi. Allora occorre chiedersi cos’è «l’etica del viandante».

    «Oggi è necessario comprendere che l’etica del viandante è un’etica planetaria. Non c’è meta da raggiungere, non c’è patria spiega il filosofo Galimberti non ci sono i confini di uno Stato, non c’è un singolo popolo. Ma la patria, i confini, il popolo sono la terra». Nella visione del filosofo occorre «sostituire alla ragion di Stato la ragione dell’umanità dando vita ad un’evoluzione verso la fratellanza». Galimberti, professore emerito di Filosofia della storia, dopo un appassionato percorso attraverso la filosofia dell’antichità fino a giungere ai nostri giorni, si è soffermato sulla civiltà moderna e sulla nascita della scienza e della tecnica.

    Ma, avverte Galimberti, nell’età della tecnica tutte le etiche del mondo occidentale fondate sulla visione antropocentriche sono fallite e si avverte la necessità di un’etica nuova, quella del viandante.

    «È questa l’unica etica da percorrere. L’etica del viandante non ha scopi ma continua il percorso lungo una strada che conosce un passo dopo l’altro. Si tratta di una “rivoluzione” che l’uomo deve assolutamente fare sganciandosi dal dominio della tecnica». Anche perché, e qui Galimberti è stato molto duro nei confronti della scuola che non insegna ai giovani cos’è la scienza ed il metodo scientifico, i risultati della ricerca scientifica, dopo anni e anni di lavoro, sono casi fortunati e non certo il risultato di un percorso lineare.

    Il «Festival filosofico del Sannio» con la lectio magistralis di Umberto Galimberti ha dunque affrontato subito uno dei temi più attuali: il rapporto tra natura e tecnica, tra uomo e scienza, giungendo a conclusioni drammatiche. L’uomo non è giudicato per quello che fa ma per come lo fa seguendo gli schemi della tecnica (produttività, tempo, risultato). «Ed in questo ha evidenziato il filosofo è la trasformazione del mondo con il dramma che l’essere umano non è preparato a questa novità. Perché non sappiamo più ciò che è vero e ciò che è giusto». Oggi l’uomo deve ritrovare se stesso nel significato più ampio del concetto di fratellanza.

    Ad introdurre Umberto Galimberti, tornato per la quinta volta al festival filosofico beneventano, è stata Carmela D’Aronzo presidente dell’associazione culturale «Stregati da Sophia» che organizza, in collaborazione con l’Università degli Studi di Benevento, la kermesse filosofica giunta quest’anno alla decima edizione. Ad aprire i lavori è stata l’assessora al bilancio del Comune di Benevento, Maria Carmela Serluca che ha portato il saluto istituzionale del sindaco Clemente Mastella. Nel corso del suo intervento Serluca ha rimarcato l’importanza, nel panorama delle manifestazioni culturali della città, del Festival filosofico del Sannio che ha il pregio di portare annualmente in città alcuni tra i protagonisti del mondo della cultura e della filosofia conosciuti a livello nazionale ed internazionale.

    Venerdì 8 marzo al teatro San Marco secondo appuntamento della kermesse filosofica sul tema «Linguaggio» con Dacia Maraini. La scrittrice, in occasione anche della «Giornata internazionale della donna», svolgerà la lectio magistralis su «Il linguaggio del rispetto» come baluardo contro ogni forma di pregiudizio e di schiavitù e strumento necessario per la libertà delle donne ancora negata in alcuni Paesi del mondo.

    https://www.ilmattino.it/benevento/galimberti_etica_la_fratellanza_viandanti_benevento-7976743.html

  • Roberto Vecchioni, 81 anni, per oltre un’ora e mezza in piedi ha colto l’attenzione dei giovani che hanno affollato il San Marco

    Roberto Vecchioni, 81 anni, per oltre un’ora e mezza in piedi ha colto l’attenzione dei giovani che hanno affollato il San Marco

    Il protagonista assoluto della serata e non ce ne è stato per nessuno, è stato lui, il professore Roberto Vecchioni, 81 anni, come egli stesso ha dichiarato alla fine della manifestazione, ed è andata bene così.
    Ha chiuso con una relazione sul tema: “L’importanza del linguaggio”, la X edizione del Festival Filosofico del Sannio organizzato dall’Associazione “Stregati da Sophia” presieduta da Carmela D’Aronzo (nella foto di apertura è con Roberto Vecchioni).
    Vecchioni è andato avanti per oltre un’ora e mezza senza mai fermarsi e senza interlocutori tranne che la platea, numerosissima, formata dai giovani di tanti Istituti superiori, in una forma ideale di interlocuzione.
    Involontariamente, è saltato tutto il programma organizzato da D’Aronzo perché l’illustre ospite, come è arrivato, ha detto che aveva il tempo contingentato e che aveva necessità di rientrare in aereo a Milano.
    E così, nemmeno il tempo di presentarlo al pubblico, che è cominciata la lectio magistralis.
    Sono saltati tutti i previsti saluti cosiddetti istituzionali e questo, per come la pensiamo noi, non è stato un male, ma c’è stata anche la brutta rappresentazione di un teatro oramai vuoto allorquando si è proceduto alla consegna degli attestati di merito ai vincitori del Concorso “Io filosofo”, con l’attribuzione delle borse di studio, per non parlare della prevista esibizione del Conservatorio Statale di Musica sul tema “Linguaggio della musica”.
    Roberto Vecchioni ha esordito con una canzone su una parola che è un mistero profondo (nella prima foto in basso).
    Non si sa ancora oggi, ha detto il professore, come si sia arrivati da un grugnito ad un fono che è una parola, appunto.
    Prima di William Shakespeare, le parole conosciute erano solo 600 poi esse sono passate d’un colpo a 6.000
    I primissimi suoni che impariamo a conoscere sono A ed M.
    Il primo per dire, dammi qualcosa, il secondo per dire mamma.
    Nessun neonato o piccolo uomo si sognerebbe mai di pronunciare la parola, poniamo, testosterone, ha proseguito Vecchione restando in piedi con il microfono in mano a parlare per tutta la lezione.
    Le gestione poi cresce da un concatenarsi di cose che ci ha convinti a creare un sistema per capirci tra di noi.
    Questa è, semplificata, la corsa meravigliosa della parola.
    E così dai suoni iniziali nascono le radici da cui si diramano tutte le sfumature.
    Dalle medesime radici crescono poi le sensazioni e bisogna dire che esse non sono solitarie né sono monete da spendere e neanche una convenzione.
    Forse, ha proclamato solennemente Vecchioni, la parola è l’unica vera invenzione dell’uomo.
    Chi ha la parola è libero.
    Non lo dimentichiamo mai.
    Esse servono anche a controbattere a chi non le ha questa parole e che sarà sempre un po’ schiavo di qualcuno.
    Oggi ai ragazzi il mondo non dà niente, ha proseguito il professore.
    Siamo partiti con fiducia e speranza ma esse sono andate avanti nell’ideale imbuto dell’esistenza stringendosi sempre di più ed a voi giovani è quindi arrivata la stanchezza della speranza.
    E qui Vecchioni ha trattato l’attualità che stiamo vivendo in queste settimane, in questi ultimi mesi.
    State pure in gruppo, ha detto rivolto ai giovani che non gli hanno lesinato applausi, ed anche in corteo.
    Ogni contestazione è sacrosanta ma a condizione che essa sia fatta senza violenza e violenza è anche non far parlare e far rimanere in silenzio l’interlocutore.
    La democrazia è data dal consenso del dissenso.
    Poi il professore ha dimostrato come la parola, quando male usata o interpretata, può sconvolgere anhe il senso di un discorso e per farlo si è rivolto alla religione ed alla preghiera forse più amata e diffusam tra i credenti, il Padre Nostro, parlando della frase finale che dice, prima della correzione, e non ci indurre in tentazione…
    Ma vi pare, ha detto scherzosamente, che Dio non ha null’altro da fare al mattino che decidere di indurre qualcuno in tentazione?
    E’ stato un errore di traduzione dal greco prima e dal latino poi. Il traduttore doveva essere un ubricaco ed ha sbagliato le parole e quindi il pensiero da esprimere.
    Poi Vecchioni si è rivolto alle famiglie, ai genitori.
    Prima ancora della scuola sono essi che devono intervenire e non insegnare ai propri figli, alle femmine il gioco con le bambole ed ai maschi quello con i soldatini.
    I figli devono poter fare quello che vogliono perché sono uguali, ovviamente nella diversità, ma devono essere i genitori a dirlo e devono avere la dovuta acutezza per potersi esprimere.
    Ai figli maschi non si deve insegnare a difendersi perché hanno i coglioni e l’obbligo quindi di farlo.
    Certamente sono diversi dalle femmine e ci mancherebbe, ma sono insieme come elementi della vita.
    Amore, libertà e giustizia devono essere eguali per tutti.
    Questo va insegnato ai figli e non a fottere gli altri, ha proseguito Vecchioni andando a completare la sua lunga relazione.
    Vedete quanto sono importanti le parole…
    A questo punto ultimato il suo intervento Vecchioni stava quasi per lasciare il palco quando è stato “travolto” dalle richieste dei suoi tanti ammiratori che hanno voluto raccogliere su uno dei suoi libri in vedita nel foyer il suo autografo.
    Niente dediche specifiche, solo firme, ha detto D’Aronzo e nemmeno selfie per cercare di accontentare un po’ tutti, cosa questa che non è avvenuta. La lunga fila (nella undicesima e dodicesima foto in basso) che si era creata non è stata esaurita e non tutti, ma buona parte sì, sono tornati a casa con il libro autografato.
    Qualche giovane audace lo ha atteso all’esterno e nonostante la “stretta protezione” è riuscito a farsi autografare un lp.
    Roberto Vecchioni è un cantautore, paroliere, scrittore, poeta ed è stato anche docente di latino e greco, docente di Forme di Poesia in musica all’Università di Pavia, ed è membro della Giuria dei Letterati del Premio Campiello.

    Questi i premiati (nelle foto tredicesima e quattrordicesima in basso).

    Pari merito al primo posto
    Premio in ricordo del prof. Diodoro Cocca
    Emanuela Di Lorenzo della IV/DL del Liceo “ Guacci “ di Benevento Borsa di studio 300 euro. Ha premiato Anna Mazzeo, moglie di Diodoro Cocca
    Ludovica Amore della IV/C – Istituto Superiore Telesia di Telese, borsa di studio di 300 euro
    Giovanna Corda – della III F del Liceo Classico “Giannone” borsa di studio di 300 euro
    Kiara Elisabetta Rungi della IV Lc- “De’ Liguori” Sant’Agata de’ Goti una borsa di studio 300 euro
    Mariangela Bovino – della I F – Liceo Classico “Giannone” borsa di studio di 300 euro
    Carmen Cataudo – della V B Su del Liceo “Guacci” borsa di studio di 300 euro

    2° classificato
    Vittorio Caiola della IV G – Liceo Scientifico “Rummo” borsa di studio di 200 euro

    3° classificata
    Anna Barricella – della II G – Liceo Classico “Giannone” borsa di studio di 100 euro.

    Questi infine i nomi dei ragazzi e delle ragazze, i cui temi sono risultati significativi, che riceveranno in dono dei libri, offerti dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”
    Camilla Pulcino della III – C1 dell’Istituto superiore Telesia – Telese
    Aurora De Corso della V B – “Liceo Guacci”
    Carmen Nista della III D – Liceo Classico “Giannone”
    Gennaro Di Natale della IV G – Liceo Scientifico “Rummo”
    Carmine Suppa della IV  L C – “De’ Liguori” Sant’Agata de’ Goti
    Aurora Ferrara  della V A – Istituto Onnicomprensivo “De Sanctis” Cervinara
    Concetta Cecere della V M – Santa Maria Capua Vetere
    Ilaria Rosaria Parrella della III F – Liceo Classico “Giannone”.

    fonte: https://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=164000

  • Festival Filosofico, a Benevento c’è Roberto Vecchioni: “I sogni mi hanno aiutato a vivere”

    Festival Filosofico, a Benevento c’è Roberto Vecchioni: “I sogni mi hanno aiutato a vivere”

    Cantautore, paroliere, scrittore, poeta e insegnante italiano, Roberto Vecchioni ha chiuso questo pomeriggio l’edizione 2024 del Festival Filosofico del Sannio.

     “L’importanza del linguaggio” il tema scelto dal cantautore per la sua lectio al Teatro San Marco di Benevento.

    Ascoltiamo le sue parole ai microfoni di BeneventoNews24.it.

    Guarda il video del servizio: https://www.beneventonews24.it/2024/05/15/video-festival-filosofico-a-benevento-ce-roberto-vecchioni-i-sogni-mi-hanno-aiutato-a-vivere/

  • «Piazza Duomo» e architettura del futurochance grazie all’intelligenza artificiale

    «Piazza Duomo» e architettura del futurochance grazie all’intelligenza artificiale

    Si è svolta in piazza Roma l’iniziativa sul tema «Ai-Architectural », supportata da Ance Benevento, di cui è leader Mario Ferraro, da Ance Giovani imprenditori e da Offtec, nota società di progettazione guidata
    dall’architetto Flavian Basile, per la presentazione ufficiale del progetto di ristrutturazione della «Piazza Duomo», opera innovativa all’insegna di un significativo ammodernamento per la città.
    L’evento, che ha calamitato le presenze di autorevoli relatori, tra cui massimi esperti nel settore, è stato pianificato in sinergia con l’Unisannio in una proiezione di sostegno all’innovazione e alla tecnologia.
    Inserita nell’ambito della decima edizione del Festival «Stregati da Sophia», l’iniziativa ha
    evidenziato come l’intelligenza artificiale possa sostenere una visione architettonica stimolante
    per il quotidiano, in grado di spronare l’avvio di un’architettura sempre più sostenibile e inclusiva. «Parlare
    d’intelligenza artificiale nel settore delle costruzioni – ha detto Ferraro – è più complesso rispetto ad altri comparti per l’esiguità di alcuni dati specifici che rappresentano l’elemento su cui si fonda l’intelligenza artificiale.
    Tuttavia governando il processo di trasformazione in atto è possibile utilizzare l’Ia al servizio di tutti i comparti con ovvi risvolti positivi. Spero che l’appuntamento sull’intelligenza artificiale possa ripetersi
    annualmente nell’ambito del festival della Filosofia, al fine di governare le trasformazioni in atto mettendo le nuove tecnologie al servizio delle imprese». «L’Ia offre un’opportunità per sviluppare architetture sempre più sostenibili ed efficienti ha chiarito lo stesso Basile -. In questa direzione si muove
    anche il Bim, che rappresenta una risorsa interessante in merito alla sostenibilità poiché consente di ottimizzare le fasi di pianificazione, realizzazione e gestione di un’opera. Alla base del ridisegno dei luoghi in cui viviamo vi è l’infinita quantità di dati che produciamo continuamente, anche attraverso
    gli smartphone. Si tratta di dati che permettono di interpretare le scelte dei cittadini nello spazio urbano con cui interagiscono e consentono di formulare nuovi paradigmi per ridisegnare le città del futuro.
    In questo contesto, l’intelligenza artificiale può rappresentare un alleato e fornire un grande ausilio».
    «L’intelligenza artificiale – ha chiosato Gerardo Casucci, vice presidente di Confindustria – non è un’intelligenza perché tra l’intelligenza artificiale e quella naturale vi è la stessa differenza che c’è tra l’apprendere e il comprendere. È, però, una grande opzione per il futuro ». A suo avviso è necessario
    «riuscire a interagire con l’intelligenza artificiale e dare delle regole per non lasciarla alla gestione generale senza riuscire a metterla in un canale che ci permetta di arrivare a una vera alleanza con noi, perché il vero problema è questo. Cioè quello di costruire un’alleanza con uno strumento che è una
    macchina ma che, nel frattempo, sta crescendo».

  • Nono appuntamento della X edizione del Festival Filosofico del Sannio Si terra’ venerdi’ prossimo, 12 aprile, e la lectio magistralis sara’ affidata a Giovanni Landi che relazionera’ sul tema: “Intelligenza Artificiale come filosofia”

    Nono appuntamento della X edizione del Festival Filosofico del Sannio Si terra’ venerdi’ prossimo, 12 aprile, e la lectio magistralis sara’ affidata a Giovanni Landi che relazionera’ sul tema: “Intelligenza Artificiale come filosofia”


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    Venerdì prossimo, 12 aprile, alle 15.00, si terrà al Teatro Comunale “Vittorio Emmanuele” il nono appuntamento della X edizione del Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”.
    La lectio magistralis sarà affidata a Giovanni Landi che relazionerà sul tema: “Intelligenza Artificiale come filosofia”.
    Ad introdurre i lavori, sarà Carmela D’Aronzo, presidente associazione culturale filosofica “Stregati da Sofia”.
    A seguire, gli interventi di: Gerardo Canfora, rettore dell’Università degli Studi del Sannio; Carlo Mazzone, Global Teacher Prize Ambassador.
    A coordinare sarà Giovanni Palmieri, docente di Informatica presso all’istituto “Palmieri-Rampone-Polo”.
    “L’intelligenza artificiale – si legge nella nota inviata alla Stampa – è troppo importante per essere lasciata alle cure di ingegneri e tecnici; essa interroga in profondità l’essere umano in quello che per secoli la filosofia ha identificato come la specifica caratteristica umana, e cioè il Pensiero (der Denken).
    La filosofia dunque può e deve occuparsi di intelligenza artificiale, una volta compreso che essa non è solo una tecnologia o una serie di tecnologie, ma è una “continuazione della filosofia con altri mezzi” parafrasando Von Clausewitz.
    Questo approccio è estremamente fecondo per l’intellegenza artificiale stessa: è possibile infatti mostrare come la storia (anche tecnologica) dell’intelligenza artificiale sia analizzabile in termini di storia della filosofia (nel senso hegeliano di filosofia come evoluzione dello Spirito).
    Ma è anche possibile utilizzare i risultati e i fallimenti dell’intellegenza artificiale per ribadire la centralità dell’interrogarsi filosofico in un momento storico troppo affascinato dalle pur interessanti conclusioni delle neuroscienze.
    La filosofia dovrebbe essere grata all’intelligenza artificiale, perché nella maniera più inaspettata possibile essa riporta al centro dell’attenzione dell’uomo le domande e il metodo filosofico che un certo scientismo ormai del secolo scorso aveva troppo rapidamente archiviato come “superate”.
    Giovanni Landi, laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, è un manager di esperienza internazionale.
    Ha sempre lavorato in settori ad alto contenuto tecnologico, dall’informatica alle energie rinnovabili.
    Autore di un romanzo di fantascienza, da anni si interessa all’intelligenza artificiale sia in campo applicativo che teorico.
    E’ vicepresidente dell’Istituto Europia e Head of Portfolio della Finix Technology Solutions.

    fonte: Nono appuntamento della X edizione del Festival Filosofico del Sannio Si terra’ venerdi’ prossimo, 12 aprile, e la lectio magistralis sara’ affidata a Giovanni Landi che relazionera’ sul tema: “Intelligenza Artificiale come filosofia” – StregatiDaSophia

  • Festival Filosofico del Sannio. Lectio Magistralis “Intelligenza Artificiale come filosofia” del prof. Giovanni Landi

    Festival Filosofico del Sannio. Lectio Magistralis “Intelligenza Artificiale come filosofia” del prof. Giovanni Landi

    Venerdi 12 Aprile 2024, alle ore 15,00 si terrà  presso il Teatro Comunale Vittorio Emmanuele  il nono   appuntamento del 10° Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da  Sophia”.

    La lectio Magistralis sarà affidata a Giovanni Landi che relazionerà sul tema: ”Intelligenza Artificiale come filosofia”

    L’IA è troppo importante per essere lasciata alle cure di ingegneri e tecnici; essa interroga in profondità l’essere umano in quello che per secoli la filosofia ha identificato come la specifica caratteristica umana, e cioè il Pensiero (der Denken). La filosofia dunque può e deve occuparsi di IA, una volta compreso che essa non è solo una tecnologia o una serie di tecnologie, ma è una “continuazione della filosofia con altri mezzi” parafrasando Von Clausewitz. Questo approccio è estremamente fecondo per l’IA stessa: è possibile infatti mostrare come la storia (anche tecnologica) dell’IA sia analizzabile in termini di storia della filosofia (nel senso hegeliano di filosofia come evoluzione dello Spirito). Ma è anche possibile utilizzare i risultati e i fallimenti dell’IA per ribadire la centralità dell’interrogarsi filosofico in un momento storico troppo affascinato dalle pur interessanti conclusioni delle neuroscienze. La filosofia dovrebbe essere grata all’IA, perché nella maniera più inaspettata possibile essa riporta al centro dell’attenzione dell’uomo le domande e il metodo filosofico che un certo scientismo ormai del secolo scorso aveva troppo rapidamente archiviato come “superate”.

    Giovanni Landi, laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, è un manager di esperienza internazionale. Ha sempre lavorato in settori ad alto contenuto tecnologico, dall’informatica alle energie rinnovabili. Autore di un romanzo di fantascienza, da anni si interessa all’Intelligenza Artificiale sia in campo applicativo che teorico. E’ vicepresidente dell’Istituto Europia e Head of Portfolio della Finix Technology Solutions

      Introduce: Prof.ssa Carmela D’Aronzo

      Presidente Associazione culturale filosofica “ Stregati d

    Intervengono:

    Gerardo Canfora

    Rettore dell’Università degli studi del Sannio

    Carlo Mazzone

    Global Teacher Prize Ambassador

     Coordina: Giovanni Palmieri 

     Docente di Informatica presso  I.S. “ Palmieri-Rampone-Polo”

    fonte: Festival Filosofico del Sannio. Lectio Magistralis “Intelligenza Artificiale come filosofia” del prof. Giovanni Landi – StregatiDaSophia

  • Lectio Magistralis di Giovanni Landi al Festival Filosofico del Sannio 

    Lectio Magistralis di Giovanni Landi al Festival Filosofico del Sannio 

     

    Domani venerdì 12 aprile alle ore 15.00 presso il Teatro Comunale Vittorio Emmanuele nell’ambito della decima edizione del Festival Filosofico del Sannio avrà luogo la Lectio Magistralis di Giovanni Landi dal titolo Intelligenza artificiale come filosofia.

    L’Associazione Culturale e Filosofica Stregati da Sophia da anni propone  questo progetto che riscuote grande successo di pubblico e critica ed è garanzia di qualità per la formazione dei giovani del Sannio e della loro coscienza critica. Il  protagonista dell’incontro è un manager di esperienza internazionale, autore tra le altre opere del libro Intelligenza artificiale come filosofia di Tangram edizioni scientifiche.

    Abbiamo dato uno sguardo alla sinossi e appena possibile leggeremo l’interessante lavoro a stampa. Può una macchina pensare? Appena formulata, la domanda fondante dell’intelligenza artificiale trascende immediatamente i confini della tecnica e perfino della scienza. In questo testo, essenzialmente teoretico, si sostiene la tesi che l’intelligenza artificiale sia una continuazione della filosofia con altri mezzi, parafrasando la celebre formula di Von Clausewitz su guerra e politica. Al di là degli accadimenti tecnici o scientifici, si impone, dunque, una disamina filosofica della storia e della teoria di questa disciplina, senza dubbio la più foriera di cambiamenti per i decenni a venire. Lo scopo è duplice: per i filosofi, riconoscere nell’intelligenza artificiale gli stessi caratteri del resto della filosofia e lo stesso anelito per il Vero, oltre la matematica e la logica simbolica; per i ricercatori di intelligenza artificiale, riconoscere l’identità (non l’analogia o la somiglianza o la preveggenza, ma l’identità) delle proprie problematiche con quanto la storia della filosofia ha prodotto in oltre due millenni. Sicuramente i tanti giovani che parteciperanno alla giornata hanno invece già letto il testo e ciò gli permetterà di seguire con più profitto la prolusione dell’esperto.
    Giuseppe Niccolò Imperlino

    fonte:Lectio Magistralis di Giovanni Landi al Festival Filosofico del Sannio  – StregatiDaSophia